Chi ha lavorato in più Paesi nel corso della propria carriera deve prestare particolare attenzione alla propria posizione previdenziale. Quando si avvicina il momento della pensione, infatti, non basta conoscere i contributi versati in Italia: è necessario ricostruire anche i periodi lavorati e assicurati all'estero e verificare che siano correttamente registrati presso i diversi enti previdenziali.
Per chi ha maturato contributi in più Stati, prepararsi per tempo significa soprattutto controllare la propria storia contributiva, conservare la documentazione e verificare con anticipo le modalità di accesso alla pensione nei diversi Paesi.
La gestione della pensione con contributi esteri può essere complessa, perché ogni Stato mantiene le proprie regole previdenziali, mentre gli accordi internazionali stabiliscono come coordinare i diversi sistemi.
PAG. 2 – Documenti da conservare e controllare ciclicamente
Il primo passo per arrivare preparati alla pensione è ricostruire con precisione la propria storia lavorativa e previdenziale.
Ricostruire tutti gli Stati in cui si è lavorato
È utile predisporre un elenco di tutti i Paesi nei quali si è svolta un'attività lavorativa, indicando per ciascuno:
- il datore di lavoro;
- il periodo di lavoro;
- la tipologia di rapporto;
- l'ente previdenziale presso il quale sono stati versati i contributi;
- eventuali periodi di distacco o di lavoro contemporaneo in più Stati.
Questo quadro può sembrare semplice per chi ha lavorato sempre nello stesso Paese, ma diventa molto importante quando la carriera professionale si è sviluppata tra Italia, Svizzera e altri Stati.
Verificare gli estratti conto previdenziali
È opportuno controllare periodicamente gli estratti conto previdenziali disponibili presso i singoli enti.
L'obiettivo è verificare che i periodi registrati coincidano con quelli effettivamente lavorati e che non risultino omissioni o anomalie.
Un controllo effettuato quando si è ancora lontani dalla pensione può essere molto più semplice da gestire rispetto alla ricerca di documenti relativi a un rapporto di lavoro terminato molti anni prima.
Se emerge una carenza contributiva, è consigliabile chiedere tempestivamente all'ente previdenziale competente la verifica e l'eventuale correzione della posizione.
Conservare il modello A1, quando previsto
Per i lavoratori distaccati o per alcune situazioni di attività lavorativa in più Paesi dell'Unione Europea, il modello A1 può essere utilizzato per certificare quale legislazione previdenziale si applica al lavoratore.
Non riguarda indistintamente tutti i lavoratori all'estero: la sua utilità dipende dalla situazione concreta. Quando viene rilasciato, è comunque opportuno conservarne una copia insieme alla restante documentazione previdenziale.
Conservare la documentazione del rapporto di lavoro
Oltre agli estratti conto previdenziali, è consigliabile conservare:
- contratti di lavoro;
- certificati di salario e documentazione equivalente alla Certificazione Unica;
- buste paga, quando disponibili;
- attestazioni dei periodi lavorati;
- documentazione relativa ai distacchi;
- certificazioni previdenziali;
- eventuali modelli A1;
- documentazione relativa a forme di previdenza complementare o professionale.
Quest'ultimo punto può essere particolarmente importante per chi ha lavorato in Svizzera. Accanto alla previdenza statale possono infatti esistere ulteriori forme di previdenza professionale, come il cosiddetto secondo pilastro, che devono essere considerate separatamente rispetto alla pensione pubblica.
PAG. 3 – La richiesta della pensione
La domanda di pensione con contributi esteri viene normalmente presentata all'istituzione previdenziale competente del Paese di residenza, oppure secondo le procedure previste dagli accordi applicabili.
Per chi risiede in Italia e ha maturato periodi assicurativi anche in altri Stati UE, SEE o in Svizzera, l'INPS prevede una specifica procedura per la domanda di pensione in regime UE. Per chi risiede in un altro Stato UE, SEE o in Svizzera e ha periodi assicurativi italiani, la domanda viene normalmente presentata all'istituzione previdenziale del luogo di residenza, che la trasmette all'INPS.
È necessario indicare tutti gli Stati in cui si è lavorato
Quando si presenta la domanda, è fondamentale indicare tutti i Paesi e tutti i periodi nei quali si è maturata una posizione assicurativa.
L'ente che riceve la domanda può quindi avviare il coordinamento con le istituzioni previdenziali degli altri Stati interessati.
Per questo motivo, una ricostruzione preventiva della carriera lavorativa è particolarmente utile: permette di ridurre il rischio di dimenticare periodi di lavoro esteri o di dover ricostruire la propria storia contributiva quando la domanda è già stata presentata.
I contributi non vengono trasferiti da uno Stato all'altro
Questo è uno degli aspetti più importanti da comprendere.
La totalizzazione internazionale dei periodi assicurativi non consiste nel trasferimento dei contributi dall'ente previdenziale di un Paese a quello di un altro.
Nel sistema di coordinamento europeo, i periodi assicurativi maturati nei diversi Stati possono essere presi in considerazione per verificare il diritto alla pensione, secondo le condizioni previste dalla normativa applicabile.
In altre parole, i contributi rimangono presso i rispettivi sistemi previdenziali.
Ogni Stato verifica il diritto alla propria pensione
La presenza di contributi in più Paesi non significa che nascerà automaticamente un'unica pensione calcolata come se tutti i contributi fossero stati versati in Italia.
Ogni Stato verifica il diritto alla prestazione secondo le proprie regole, applicando, quando previsto, le norme di coordinamento internazionale.
Ai fini del diritto, i periodi assicurativi maturati negli altri Stati possono essere considerati insieme ai periodi nazionali. Successivamente, ciascuna istituzione determina la prestazione o la quota spettante secondo le regole applicabili.
È quindi possibile che una persona maturi il diritto a ricevere una prestazione da più Paesi, con decorrenze o modalità di calcolo differenti.
Attenzione alle diverse età pensionabili
Un altro elemento da verificare in anticipo è l'età pensionabile prevista nei diversi Paesi.
Non è detto, infatti, che il diritto alla pensione maturi contemporaneamente in tutti gli Stati nei quali si è lavorato.
Le regole europee prevedono che ogni Paese applichi la propria legislazione e che le diverse quote possano diventare esigibili in momenti differenti. Per questo motivo è opportuno verificare la posizione previdenziale di ciascun Paese prima di decidere quando presentare la domanda.
Un esempio pratico
Immaginiamo un lavoratore che abbia svolto:
- 20 anni di attività in Italia;
- 8 anni di attività in Svizzera;
- 5 anni di attività in Germania.
Al momento della pensione, non dovrà semplicemente trasferire i contributi svizzeri e tedeschi all'INPS.
Dovrà invece indicare i diversi periodi assicurativi nella domanda. Le istituzioni previdenziali coinvolte potranno tenere conto dei periodi maturati negli altri Paesi per la verifica dei requisiti, secondo le norme applicabili.
Le singole istituzioni procederanno poi alla determinazione della prestazione spettante secondo la propria legislazione e le regole di coordinamento.
Il risultato può quindi essere costituito da più quote o prestazioni pensionistiche, ciascuna collegata alla posizione maturata nei diversi sistemi previdenziali.
Perché conviene iniziare a verificare la posizione prima della pensione
La verifica della posizione previdenziale non dovrebbe essere effettuata soltanto quando mancano pochi mesi alla pensione.
Per un lavoratore transnazionale è utile iniziare con largo anticipo perché possono emergere:
- periodi di lavoro non registrati;
- differenze tra la documentazione del datore di lavoro e l'estratto previdenziale;
- cambiamenti di datore di lavoro o di ente previdenziale;
- periodi di distacco;
- periodi assicurativi maturati in Paesi diversi;
- documentazione mancante;
- forme di previdenza complementare da considerare separatamente.
La pensione internazionale richiede una visione d'insieme
Per chi ha costruito la propria carriera tra più Paesi, la domanda di pensione è quindi soltanto l'ultima fase di un percorso che dovrebbe iniziare molto prima.
La preparazione consiste soprattutto nel costruire una sorta di "mappa previdenziale" personale:
- quali Paesi sono coinvolti;
- quali periodi sono stati lavorati in ciascun Paese;
- presso quali enti sono stati versati i contributi;
- quali periodi risultano effettivamente registrati;
- quali documenti possono dimostrare la storia lavorativa;
- quali regole internazionali si applicano;
- quando maturano i requisiti nei diversi Paesi.
Una verifica ordinata di questi elementi permette di affrontare con maggiore consapevolezza la richiesta di pensione con contributi esteri e di intervenire per tempo sulle eventuali anomalie.
Domande frequenti
Se ho lavorato in più Paesi, devo trasferire i contributi in Italia?
No. Nell'ambito dei sistemi coordinati dalla normativa UE e dalle convenzioni internazionali applicabili, i contributi non vengono semplicemente trasferiti da uno Stato all'altro. I periodi assicurativi possono essere presi in considerazione per la verifica del diritto alla pensione, mentre ciascun sistema determina la prestazione di propria competenza.
Posso ricevere una pensione da più Stati?
Sì, è possibile. Quando una persona ha maturato diritti previdenziali in più Paesi, ciascuno Stato può liquidare la propria prestazione o quota secondo le regole applicabili. Le decorrenze possono inoltre essere differenti.
Devo conservare i vecchi contratti di lavoro esteri?
È fortemente consigliabile. Contratti, certificati di salario, documentazione previdenziale, attestazioni dei periodi lavorati e altri documenti possono essere utili per ricostruire la posizione qualora gli archivi previdenziali presentino lacune o incongruenze.
Il modello A1 serve per chiedere la pensione?
Non è un documento "per la pensione" in senso stretto. L'A1 serve principalmente a certificare la legislazione di sicurezza sociale applicabile in determinate situazioni di lavoro transnazionale, ad esempio in caso di distacco. Se è stato rilasciato, è opportuno conservarlo perché può essere utile per documentare la posizione previdenziale.
Quando conviene iniziare a controllare la propria posizione?
Per chi ha lavorato in più Stati è preferibile verificare periodicamente gli estratti previdenziali e la documentazione, così da poter correggere eventuali anomalie con sufficiente anticipo.
Conclusione
Per un lavoratore transnazionale, arrivare preparato alla pensione significa soprattutto non aspettare il momento della domanda per ricostruire la propria storia contributiva.
Controllare gli estratti previdenziali, conservare la documentazione e individuare per tempo tutti gli Stati coinvolti permette di affrontare con maggiore chiarezza una procedura che, quando coinvolge più sistemi previdenziali, può essere articolata.
Lo Studio Barbara Antonini offre consulenza fiscale e previdenziale anche a lavoratori transfrontalieri, personale distaccato e persone che hanno maturato posizioni previdenziali in contesti internazionali.
Per valutare una posizione previdenziale che coinvolge più Paesi, è possibile contattare lo Studio per un primo confronto sulla documentazione e sulla situazione individuale.




