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Fisco·3 novembre 2026·4 min di lettura

Pensioni internazionali e cumulo dei contributi: le novità della Circolare INPS n. 107/2026

Chi ha svolto la propria attività lavorativa sia in Italia che all'estero si trova spesso a gestire una posizione previdenziale frammentata. I contributi previdenziali maturati all'estero possono essere sommati gratuitamente a quelli italiani per raggiungere il diritto alla pensione grazie all'istituto del cumulo internazionale.

di Barbara Antonini

pensioni internazionali

Per fare chiarezza su questo meccanismo, l'INPS ha pubblicato la Circolare n. 107 del 20 ottobre 2026. Questo documento riepiloga le regole fondamentali e introduce importanti semplificazioni per chi ha lavorato in Paesi dell'Unione Europea, dello Spazio Economico Europeo (SEE), in Svizzera, nel Regno Unito o in Stati extracomunitari convenzionati con l'Italia.

Vediamo quali sono le novità principali e come impattano sulla pianificazione pensionistica dei lavoratori internazionali, del personale di volo e dei frontalieri.


Come funziona il cumulo previdenziale internazionale?

Il cumulo internazionale permette di sommare gratuitamente i periodi assicurativi esteri a quelli italiani per raggiungere i requisiti anagrafici e contributivi richiesti per la pensione.

Il cumulo (introdotto originariamente dalla Legge n. 228/2012) è uno strumento gratuito. La circolare specifica due regole d'oro sul suo funzionamento:

  • Valido per il diritto, non per la misura: I contributi versati all'estero servono a raggiungere l'anzianità minima richiesta per andare in pensione in Italia (diritto), ma non aumentano l'importo economico della quota di pensione pagata dall'INPS (misura). Ciascun Paese pagherà la propria quota in proporzione ai contributi effettivamente versati (sistema del pro-rata).
  • Cumulo possibile anche con pensione estera già attiva: L'INPS ha chiarito che l'aver già ottenuto o liquidato una pensione nello Stato estero non impedisce al lavoratore di utilizzare quegli stessi contributi stranieri per sbloccare la pensione italiana in cumulo.

Chi chiude la carriera in Gestione Separata: la novità sull'importo soglia

Chi ha l'ultimo versamento italiano nella Gestione Separata può evitare la verifica dell'importo minimo se possiede successivi contributi esteri valorizzabili in gestioni italiane ordinarie.

Nel sistema contributivo o misto, chi matura i requisiti di vecchiaia e risulta iscritto come ultima gestione italiana alla Gestione Separata è solitamente soggetto alla verifica del cosiddetto "importo soglia": la pensione complessiva non deve cioè essere inferiore a determinati parametri minimi stabiliti dalla legge per poter essere liquidata.

La Circolare n. 107/2026 introduce una forte semplificazione:

  1. Regola generale: Per raggiungere la soglia minima, l'INPS somma l'importo stimato della pensione italiana a quello del pro-rata estero, facilitando il raggiungimento del limite.
  2. Esclusione della verifica: Se, dopo l'ultimo contributo versato nella Gestione Separata in Italia, il lavoratore ha maturato periodi assicurativi all'estero che risultano teoricamente riconducibili a una gestione previdenziale italiana che non richiede l'importo soglia (come la Gestione Dipendenti o Artigiani/Commercianti), la verifica del blocco minimo viene del tutto esclusa. Questo sblocca la pensione anche per importi mensili contenuti.

Un esempio pratico

Un manager italiano lavora come consulente a partita IVA in Italia fino al 2020 (versando alla Gestione Separata). Successivamente si trasferisce in Germania, dove lavora come dipendente per altri 5 anni fino al raggiungimento dell'età pensionabile.
Avendo maturato un periodo assicurativo estero da dipendente dopo la Gestione Separata, l'INPS riconosce la valorizzazione di quegli anni e non applicherà il filtro dell'importo soglia minimo. La sua pensione italiana potrà essere liquidata immediatamente senza ostacoli legati all'importo minimo dell'assegno.

Contributi anteriori al 1996 e integrazione al minimo

Per le pensioni in regime di cumulo internazionale liquidate con il sistema misto, la presenza di contributi esteri antecedenti al 1° gennaio 1996 permette l'accesso all'integrazione al trattamento minimo.

Un altro chiarimento di rilievo riguarda le carriere lavorative più lunghe. Se nel computo complessivo dei periodi assicurativi internazionali rientrano settimane di lavoro all'estero svolte prima del 1996, l'INPS conferma la possibilità di richiedere l'integrazione al trattamento minimo sulla quota di pensione italiana, qualora l'assegno calcolato risulti al sotto dei minimi di legge e il pensionato rispetti i requisiti di reddito previsti.


Come si presenta la domanda per chi risiede all'estero?

La richiesta di pensione in cumulo va inoltrata all'ente previdenziale del Paese di residenza, il quale attiverà lo scambio telematico dei dati con l'INPS.

Per i lavoratori che al momento del pensionamento risiedono stabilmente fuori dai confini italiani, la procedura prevede che la domanda venga presentata all'istituto previdenziale estero del luogo di residenza.

Sarà poi l'ente straniero a interfacciarsi con l'INPS.


Una tutela specialistica per le carriere internazionali

La gestione della previdenza internazionale richiede un'analisi tecnica meticolosa dell'estratto conto previdenziale e la perfetta conoscenza degli accordi bilaterali tra Stati. Evitare errori nel conteggio dei periodi assicurativi è fondamentale per non ritardare la decorrenza dell'assegno pensionistico.

Lo Studio Barbara Antonini vanta una specializzazione storica nell'assistenza previdenziale e fiscale al personale distaccato, ai lavoratori transfrontalieri Italia/Svizzera e al personale del settore aereo. Supportiamo privati e professionisti nella pianificazione previdenziale, nella verifica delle posizioni contributive estere e nei rapporti con gli enti previdenziali internazionali.


5. Domande frequenti (FAQ)

  • Il cumulo internazionale ha un costo per il lavoratore?
    No, il cumulo dei periodi assicurativi operato ai sensi della Legge n. 228/2012 è un istituto totalmente gratuito.
  • Cosa succede se ho lavorato in un Paese extracomunitario senza convenzioni con l'Italia?
    In questo caso, purtroppo, i contributi non possono essere sommati tramite cumulo o totalizzazione internazionale. È necessario verificare se sia possibile procedere al riscatto o se si ha diritto a una autonoma pensione in quel Paese secondo le regole locali.
  • Se l'ente estero avvia la pratica per una generica pensione, l'INPS cosa fa?
    La circolare chiarisce che se l'ente straniero invia una richiesta generica, le sedi INPS hanno il dovere di esaminare l'intera posizione e verificare tutte le possibili vie d'accesso al pensionamento previste dalla legge italiana, informando il lavoratore sulle opzioni più favorevoli prima di procedere alla liquidazione.



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